di stefano facci
Oggi mi sento particolarmente sereno. Mi sono trascinato fuori dalle coperte ad un orario decente, ho fatto una puntatina in bagno rigenerativa, ho messo il naso fuori dalla finestra e ho sentito che fa freddo, sì, ma c’è anche un gran bel sole. Ho visto che i televisori di casa erano spenti e ho capito che quella è cosa buona. Che sono un elegante e moderno mobilio che in casa ci stanno decorosamente, tutto sommato. Un po’ come quei pacchi di libri finti che si vedono in bella mostra sulle librerie dei mobilifici. Sai che è tutto fasullo, ma a volte, anche le persone che ci stanno attorno, finita la prefazione, ti lasciano scorrere fra le righe del loro quotidiano lasciandoti un effimero gusto di acerbo. Bevuto il caffè sfogliando Piazza Grande di ieri sul FQ, con gli occhi ancora fessurati mi son diretto verso il portatile, dove ieri sera ricordavo che stavo guardando qualcosa prima che calassero le tenebre sulla ragione. Apro lo schermo, mi connetto, vado su youtube e ritrovo questo video di SkyTg24. Giorgio ha firmato. Non ricordavo dove eravamo rimasti con la saga fino a ieri. In un batter d’occhio ho fatto mente locale. Eravamo rimasti che il governo presentava un decreto per rendere legittimo l’illegittimo. Giorgio, 85 anni fra 3 mesi, campano, in meno di due ore firma la fine di tutto. Da oggi possiamo stare un po’ più tranquilli perché tutto è allineato in modo ancestrale. Non c’è più pericolo per la democrazia, come si diceva, perché non siamo più in democrazia. C’è pericolo di un nuovo regime, si diceva, ma non c’è più pericolo: ci siamo. Lo stato di diritto rischia di morire; ma quale rischio se lo abbiamo già sepolto ieri? Dobbiamo essere più sereni e tranquilli e anche decisamente sollevati. Sappiamo che non servirà più scendere in piazza a protestare, magari vestiti di viola, forse perché non si potrà più manifestare.
Tutte le nostre paure, i nostri timori per il futuro, le incertezze che preoccupano i genitori dei più giovani devono acquietarsi perché ciò che ci è già sfuggito di mano non possiamo più perderlo.
Immaginate un pescatore al lago, con la sua barchetta, che appena tirato su un bel pesce lo stringe emozionato e timoroso fra le mani mentre cerca di togliere l’amo infilzato nelle carni del povero catturato. Immaginate chi volete essere, se la preda o il predatore. La preda, rassegnata, presa, braccata, con l’ultimo respiro tenta di dare due colpi di coda con tutta la forza che le rimane, per tentare di sfuggire all’esperta morsa del carnefice. Il predatore, col cuore in gola per l’emozione di aver dato un senso alla sua “caccia”, per essere sul punto di sedare quella sua bramosia, quel suo istinto primordiale che lo vuole primeggiare fra gli esseri viventi (o forse almeno fra i primati…); quella paura fottuta che da un momento all’altro un’incertezza, un tremolìo, una minima distrazione possa fargli sfuggire la sua scivolosissima vittima dalle mani.
Avete deciso chi volete essere?
Non c’è scelta.
Noi tutti siamo il pescatore. Ma non nel momento in cui tentiamo di tenere stretta la preda scivolosa fra le mani sporche e sudate.
Noi siamo il pescatore che, accasciato sul bordo della barchetta, per un solo velocissimo istante riesce a scorgere il pesce che gli è appena sfuggito dalle mani inabissarsi con un frenetico sbatter di coda fra gli abissi profondi del lago. Per scomparire. Per sempre.
E questo grazie anche alla firma di ieri dell’ottuagenario Giorgio. Forse l’ultimo presidente libero di questa fogna di repubblica.
di Alberto Ballardin
salute e buona vita a tutti…..
Un Maragià indiano, per saldare un debito di riconoscenza verso un saggio suddito, gli promise di soddisfare un suo desiderio.
Il saggio chiese un certo quantitativo di grano:quello che si ottiene mettendo un chicco sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, poi quattro, otto, sedici, e così via raddoppiando. Il maragià restò stupito della modestia di quella richiesta e ordinò che venisse portata una scacchiera e un sacco di grano. L’incaricato a deporre i chicchi si accorse ben presto, già nella seconda fila di caselle, che si preparavano guai e che il sacco non sarebbe bastato, anche se dalla prima fila era andata via una quantità di grano molto modesta.
per avere il totale dei chicchi, basta moltiplicare due per sè stesso sessantaquattro volte;provate e vi divertirete:con i calcolatori in commercio farete prestissimo, ma il numero uscirà presto dal visualizzatore delle cifre, perchè il valore risultante sull’ultima casella della scacchiera ha una ventina di zeri e corrisponde al raccolto mondiale di grano per duemila anni! Secondo l’aneddoto, il maragià si trovò nella condizione di non mantenere la parola data o, in alternativa, di far tagliare la testa al vecchio saggio.
Mi sembra un esempio chiaro per descrivere l’andamento esponenziale della civiltà industriale, infatti per molto tempo non si sono notati gli effetti che questa poteva avere sulla vita di tutti gli esseri viventi, non erano evidenti. Ora di prove ne abbiamo moltissime:questo sistema sempre più in crescita è destinato a collassare.
All’inizio della rivoluzione industriale le risorse naturali erano abbondanti, addirittura non del tutto sfruttate e andavano a soddisfare le necessità di una popolazione numericamente contenuta. Oggi la situazione si è ribaltata mettendo in risalto una realtà dove le risorse naturali scarseggiano in modo significativo, la popolazione è abbondante e richiede quantità sempre maggiori di risorse.
Questa situazione crea: povertà, fame, denutrizione e malattia. Conflitti e problemi sociali che colpiscono tre quarti del mondo; in forte aumento è anche l’ illegalità, il crimine e la corruzzione. La perdita di foreste, di terreno, di zone di pesca e di acqua dolce è alla base di molti conflitti nazionali e regionali
Per come la penso io è arrivato davvero il momento di fermare questo scempio cambiando in modo radicale lo stile di vita e abbandonando molte di quelle “comodità” che hanno fatto di noi un popolo di frustrati con grossi problemi fisici e mentali, allontanandoci a poco a poco dalla natura, privandoci per questo anche dello scambio energetico ed emozionale. Ridimensionare i “consumi” e magari cominciare a definirli “UTILIZZI”.
vi abbraccio forte….Alberto
di stefano facci
Bersani fischiato a Sanremo.
I suoi elettori lo seguono davvero ovunque.
Berlusconi: “Inaspriremo le pene contro la corruzione”.
Le mazzette, da ora, si dovranno incassare sfilandole direttamente dalle mutande di Borghezio.
Scoperto uno sputo su un quadro di Fontana.
Per fortuna il vandalo non si è eccitato.
Enrico Fabris si ritira dall’ultima gara delle Olimpiadi.
Non era sicuro di uscire dal podio.
Berlusconi: “Le intercettazioni sono una barbarie”.
Le puttane in lista alle elezioni invece sono un bijou.
Bruno Vespa ospite del figlio Federico su radio RTL.
Due insetti con mezza fava.
Bruno Vespa infuriato con Santoro.
Rivuole indietro la spina dorsale.
Emanuele Filiberto ha rischiato di vincere Sanremo.
Per rappresaglia le cipolline Saclà erano pronte a rescindere il contratto.
Bruno Vespa contrariato di come Santoro prepari le sue trasmissioni.
Lui di solito è abituato a confezionarle.
Berlusconi candida in Lombardia l’igienista dentale conosciuta dopo l’attentato in piazza Duomo.
Tartaglia dall’ospedale psichiatrico reclama una “ripassatina”.
Berlusconi candida l’igienista dentale conosciuta durante la convalescenza dopo l’attentato.
Lunga fila di urologhe fuori da Palazzo Grazioli pronte a dargli un calcio nei coglioni.
Presenti sul palco dell’Ariston la “bruttina” Susan Boyle e Maurizio Costanzo.
Già ingaggiato l’interprete.
Per l’inglese invece bisognerà arrangiarsi.
di stefano facci
Simoni Cristicchi ha trionfato a Sanremo. Ispirandosi probabilmente a “Ti giri” di CapaRezza, la sua canzone ha denudato definitivamente l’incresciosa situazione in cui versa l’informazione in Italia. Con la sua denuncia ha fatto rodere talmente tanti culi che in un modo o nell’altro non è neanche entrato in finale. E mentre lui veniva escluso prima del tempo, a l’Aquila l’esasperazione dei cittadini con a capo il sindaco Cialente montava fino al punto di invocare che il direttore del TiggiUno si rechi al più presto sul luogo del disastro per verificare coi suoi occhi che non va tutto bene come si vorrebbe far credere. I miracoli di Super Guido in combutta con Spider Silvio hanno disatteso le mal riposte speranze di tanti disgraziati che pretendevano solo più buon senso che colpi di bacchetta magica. Non si sa quale sia stata per ora la reazione del pelato Scodinzobau, confidiamo che una raffinata penna lo aiuti a comporre l’ennesimo editoriale. C’è da difendere l’operato e l’onorabilità del padrone, mica quisquilie cribbio! Intanto accontentiamoci che per il 30% del tempo, nei Tg più scandalosi (quasi tutti…), ci venga raccontato cosa accade in Italia dal punto di vista meteorologico. Non basta guardare fuori dalla finestra e spegnere il televisore? Oppure buttarlo, come ha fatto il nostro Alberto?
L’arte del parlar d’altro dilaga, i terremotati ancora in vacanza, ma meno male che c’è Carla Bruni!
di stefano facci
Il mega-bubbone sta per scoppiare. I dati sull’incremento dei reati di corruzione in Italia (+229% dallo scorso anno) sono impressionanti. Il costo annuo per le tasche degli italiani solo per questo genere di reato è pari (stimato) a 60 miliardi di euro, circa venti volte quello che aggravava le finanze dei cittadini nel ’92, quando partì Mani Pulite. Dopo le dimissioni di Bertolaso (respinte) arrivano anche quelle del sottosegretario all’economia Nicola Cosentino (respinte, ma irrevocabili…), sul quale pende una richiesta (giudicata legittima dalla Cassazione) di arresto per concorso esterno in associazione camorristica (richiesta respinta dalla casta). Robetta insomma. Oltre agli “schei”, sul piatto della bilancia si inseriscono prestazioni sessuali di zoccole consenzienti per allietare le notti e per accomodare decisioni importanti (nell’assegnazione di succulenti appalti) di elegantissimi uomini di merda. La situazione è palesemente più purulenta e imputridita di 18 anni fa, quando venne arrestato in flagranza di incasso illecito il “mariuolo” Chiesa. Il criminale Craxi è innalzato a padre della patria. I magistrati che, terribilmente decurtati dei mezzi per svolgere le indagini, continuano a fare nient’altro che il loro dovere, vengono accusati di voler sovvertire la sovranità popolare. Il presidente nano del consiglio in pochi giorni è riuscito ad inanellare una serie di fetecchie che nemmeno un vecchio rincoglionito riuscirebbe a concepire. Nell’ordine: – I PM devono vergognarsi. – Vogliono attentare alla mia vita, vogliono farmi fuori. – Gianni Letta dovrebbe essere il prossimo presidente della repubblica (se parliamo di quella delle banane questa trova anche un senso) e io dovrei diventare senatore a vita. – Inaspriremo le pene per i reati di corruzione. Cosa cosa cosa?????? Ma se ci sono sentenze scritte che lo decretano complice del reato di corruzione!! Che fa, si rema contro da solo?? Ah no, dai, che scemo, sta confessando finalmente! Forza, teniamo duro che domani forse si costituisce… Come no…
Lunedì sera, a Otto e Mezzo, c’era ospite in collegamento Piercamillo Davigo, PM del pool di Milano ai tempi di Mani Pulite. In studio c’era quel coraggiosissimo giornalista-filosofo-pompiere-che-guai-a-parlar-male-di-chi-ci-governa Massimo Franco del Corriere della Sega. Lo strano giornalista chiede al magistrato se ci sarà mai una soluzione al conflitto tra politica e magistratura. Davigo, mente raffinatissima, lo fulmina: “Certo – risponde – basta smettere di rubare.” E alla fine lo stronca: “Nella storia si è sempre cercato di raggiungere la libertà per poter parlar male dei potenti. Per parlarne bene c’erano già i cortigiani.”
Chissà come ha dormito quella sera Franco. O Massimo. Boh, tanto ce ne sono centinaia, e son tutti uguali.
di Matteo D’Agostino
Non scappare, uomo, ritorna.
Ritorna ad agire, ad emozionarti, a commuoverti.
Fai risuonare forte la potenza della tua sensibilità, la precarietà dell’insicurezza che ti costituisce.
Non scordare la tua origine.
Ricorda le ore passate di sofferenza.
Quelle debolezze sono ciò che fa di te un uomo.
La sicurezza che crescendo ti ha reso più forte ti ha anche ucciso pian piano.
Ti raccontavano che stavi diventando da ragazzo ad uomo ed invece stavi solo passando da uomo ad automa insensibile.
Da pensatore a manipolato.
Da ragionatore a calcolato.
Da unico ed irripetibile a prevedibile e mimetizzato tra la folla.
E pure tu desideri ancora una volta spiccare il volo e vivere.
Ti accorgi che, nonostante tutto, qualcosa di quel ragazzino così vero e vivo, sopravvive dentro te.
Seppure a stento.
Seppure schiacciato da tante ideologie, da tante bugie, da tanti falsi piaceri costruiti.
Ma allora smetti finalmente di temere la tua paura.
Lasciala sfogare la paura.
Percepiscila con tutte le tue forze, riconoscila nelle tue membra e poi, con un semplice scatto di vita, getta all’aria le proposte di sicurezza che ti circondano e salva per sempre la tua paura, amala!
Perchè tu stesso sei quella paura e quindi non è giusto abbandonarla.
Vivi con essa ed accettala.
E riprendi il volo verso emozioni sempre nuove.
Verso lidi di vita vissuta.
Non morirò.
Se per caso dovessi morire, cercate di avvertirmi.
Se non riuscissi a comprendervi
ammazzatemi pure!
di Matteo D’Agostino
Riprendo dall’ultimo commento di Alberto al post dal titolo “Parola d’ordine scappare” per apportare un contributo in parte nuovo, cercando di ricollegare i ragionamenti alla fine.
Bellissimo, Alberto, quel tuo ultimo commento. Ho dovuto leggerlo più volte per comprenderlo davvero e alla fine ne ho ricavato un ragionamento davvero profondo.
Tu scrivi
“se è vero che ognuno di noi perde il contatto con la vera essenza di se stesso per cercare di essere fisicamente e socialmente integro ed apprezzabile in una vita più comoda ma disperata, mi trovo a pensare …perchè?”
Tu sostieni in seguito, coerentemente al modo di vedere la vita che ti appartiene, che il tutto parte da un processo per così dire “distorto”, connesso al bisogno d’amore. Un bisogno che, occupando tutto il nostro esistere, ci allontana in realtà da noi stessi e ci impedisce quindi a nostra volta di amare. E in tutta questa “alienazione” globale, ciascun “Io” finisce per restare del tutto separato dagli altri Io, l’amore dei quali, in realtà, è ciò di cui più di tutto sente il bisogno. Un individualismo cieco che porta l’uomo lontano da se stesso e lontano dagli altri. L’individualismo di cui è fatta la nostra società malata, alle radici della quale, d’altra parte, tu intravedi sempre questo immenso bisogno umano d’amore.
Ora apporto al ragionamento un contributo, prendendo spunto dal tuo amico Erich Fromm, che in “Fuga dalla libertà” non fa che occuparsi di questa questione vitale.
Dice Fromm, come il bimbo crescendo si “separa” progressivamente dal mondo, con cui è un tutt’uno nei primi mesi di vita, così l’uomo, nella sua storia evolutiva millenaria, si “separa” a sua volta dal mondo. Nel senso che il bimbo, come l’uomo preistorico, che originariamente vivono una vita in cui non c’è coscienza dell’alterità (dell’io come separato dalle altre cose), progressivamente, acquisiscono questa consapevolezza. Questa consapevolezza è ciò che rende noi uomini “autonomi” dal mondo e ci “fortifica”, nel senso che ci rende “LIBERI DI SCEGLIERE E LIBERI DI SCEGLIERCI” e comporta però, come contraltare, un’immensa fragilità, causata dall’aver reciso per sempre i legami che ci connettevano all’essere, alla Natura potentissima di cui originariamente eravamo parte integrante e dalla quale siamo ormai irrimediabilmente “emersi”.
Ci rendiamo conto di noi stessi come esseri separati dal mondo e dagli altri e questa consapevolezza ci rende per la prima volta “soli” e “responsabili”. Per la prima volta dobbiamo rendere conto di ciò che facciamo, in quanto non sarà più la pura Natura a guidarci, non sarà più l’Istinto, come per l’uomo ancestrale e come per il neonato, ma sarà la nostra libera scelta razionale a decidere di noi stessi.
Dice Fromm “l’esistenza umana comincia quando, al di là di un certo punto, gli istinti non sono in grado di determinare l’azione”.
L’uomo a questo punto vede ancora dinanzi a sé gli altri e la Natura, ma non più come qualcosa di cui far parte, ma come forze assolutamente separate da sè ed inquietanti in quanto dotate di forza propria ed incontrollabili.
Esito di tutto ciò è l’impulso umano di “ritornare nel grembo”. Connesso al “desiderio di essere amati” di cui parla Alberto, tale impulso può portarci verso due direzioni diametralmente opposte.
1)
- La strada più battuta: Sottomissione alla società che ci fa sentire finalmente sicuri, in quanto meno liberi, ma assoggettati al volere del potere economico-sociale. Schiavi del potente di turno e schiavi in ogni situazione di vita quotidiana lavorativa e non. Meglio assecondare il padrone, sentirsi parte dei suoi desideri, piuttosto che continuare a pensare in modo indipendente e libero. Meglio glorificare e ringraziare il padrone per le certezze pratiche da lui garantite, piuttosto che continuare a rimanere nella precarietà abissale del “noi stessi”.
- Strettamente connessa alla precedente, consiste nell’ “attaccamento alle cose“. Un attaccamento ad oggetti, ad occupazioni, a svaghi, a progetti economici, ad attività lavorative. Un perdersi e volersi perdere tra disbrighi vacui, alienanti mansioni lavorative ed occupazioni insensate che comporta un quotidiano scordarsi di sé. Si tratta della cosiddetta “vita inautentica” di cui parla Heidegger in “Essere e Tempo”, cioè di una vita persa nel “Si quotidiano Impersonale”, nel seguire la massa, nel seguire il “Si dice”, il “Si fa” del Si Impersonale, del così fan tutti. Impersonale proprio perchè della persona umana non è rimasto più nulla. Comoda ed inautentica, questa è la via del totale perdimento del sé e della propria, “inaccettabile” in tal caso, libertà.
2)
La strada del futuro: L’uomo, che pur ha raggiunto la sua individualità, che è EMERSO dal mondo, decide consapevolmente di non abbandonare la sua libertà alla mercè delle imposizioni sociali. Sceglie piuttosto di ripristinare un rapporto spontaneo tra se stesso in quanto individuo libero da una parte e la Natura e gli altri uomini dall’altra.
Nel primo caso si fugge dalla libertà. Nel secondo si sceglie di farsi carico di questa libertà acquisita e di rapportarsi in modo creativo e spontaneo con il mondo e con gli altri. Si sceglie di restare se stessi, di imparare a conoscersi, di non fuggire altrove. Rispondendo anche ai dubbi di Stefano, che in un commento si chiedeva cosa significhi il mio “avere il coraggio di capire davvero cosa desideriamo”, dirò allora che ciò significa capire davvero chi siamo, ritornare al nucleo originario di noi stessi, perchè solo ritornando a noi stessi, conoscendo noi stessi, distogliendo lo sguardo da tutti i condizionamenti subiti, direi “patiti” ad opera della società, solo avendo il coraggio appunto di fare questo, potremo anche capire quali siano davvero i nostri veri desideri, le nostre aspirazioni di vita autentica.
Ritornando al discorso di Alberto…
possiamo scegliere infine di rispettare noi stessi e la nostra insopprimibile libertà e quindi di amare noi stessi, unica ed imprescindibile condizione (vero Alberto?) per amare davvero (e, paradossale ma vero, senza egoismo),
la Natura,
quindi il Mondo,
quindi l’Ambiente,
quindi gli Animali,
quindi l’Altro!
di Alberto Ballardin
Salute e buona vita a tutti…
Da chi o da quale paura stiamo scappando? Solitudine?
E’ così forte il nostro bisogno di conformismo ?
Viviamo nell’illusione di seguire idee e interessi personali e di aver raggiunto un individualismo che ci distingue dalla massa.
E’ veramente così?
Oggi più che mai tendiamo ad eliminare le diversità : stesso lavoro, stesso modo di vestire, stesso modo di comunicare di muoversi, stessi divertimenti, stesse idee…ognuno illuso di seguire comunque i propri desideri, ci stiamo uniformando in una realtà sociale tesa a rendere uguali i propri prodotti, così l’uomo e tutti gli esseri viventi.
Anche per i più fortunati l’occasione è unica, una vita da VIVERE ricca di emozioni, vogliamo finalmente ricordarci di essere Uomini?
Un abbraccio….Alberto






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