by Matteo D’Agostino con tanti festosi auguri
Tristi orizzonti o riprese fulminee?
Povertà che incombe o valore all’iniziativa individuale?
Parole e polemica d’un dibattito in più o in meno.
Quel che importa è qui in questo istante.
E in questo misero attimo dico che vivo e che patire è giovevole quanto e spesso più che innalzarsi alla gioia di un evento mondano.
L’emozione è carente, ma a disposizione immediata, tanto che ripresentarsi a vivere d’un tratto può essere semplice e inaspettato quanto tragico e intollerabile.
Non sempre è necessaria la razionalità. Quasi sempre non è sufficiente.
Siamo uomini e forse non possiamo farne a meno, ma sta qui al nostro fianco l’essenza e ci richiama in ogni momento purché siamo noi a voler essere se non altro sfiorati da sprazzi di vita.
D’altra parte a che serve parlarne (e a chi parlo)? Forse ad esorcizzare tanti sorrisi impreziositi da una malcelata accondiscendenza forzosa ai dettami ecclesiastici del dì di festa? Solo per perdonare se stessi. Per auto-assolversi del proprio non vivere e del proprio semi-consapevole inganno esistenziale.
Proverò sempre tanta pena e tanta rabbia, ma anche tanto curioso interesse verso noi uomini, occhio divino tormentato dal presentimento del nulla e per questo troppo ben disposti a dimenticare tutto e ad abbandonare il campo di battaglia.
E pure vivrò e morirò come tutti, ingannato dalla stessa follia collettiva, triste e allegro, sereno e angosciato, a tratti autentico.
Essente.
Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d’alcun riposo,
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
di Matteo D’Agostino
Simoncelli e la morte
La notizia circola da pochi minuti, Simoncelli è morto sul colpo a seguito di un incidente.
Siamo tutti incollati al televisore a guardare e riguardare le immagini esterefatti.
Incredibile, Simoncelli è morto a 24 anni… da un momento all’altro… impensabile.
Oppure no.
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di Matteo D’Agostino
A distanza di pochi anni, Tonin Checc’azzecca di Pietro è ricaduto nell’abisso.
La sua agenda mentale da sceriffo di quartiere di tanto in tanto torna in auge e il poveretto si rifa servo, più che alleato, del sistema che sostiene di combattere.
A che pro, dopo una dolorosa manifestazione i cui comprensibili intenti sono stati oscurati da alcuni gruppi violenti, se ne è voluto piombare sulle televisioni italiane, con sguardo incattivito e minaccioso, quale paladino di legislazioni speciali e pene esemplari?
Venendo così in in aiuto alle frange più spregevoli della politica italiana odierna… e fornendo il suo preziosissimo contributo all’oscuramento mediatico delle ragioni della manifestazione. LEGGI TUTTO »
di Stefano Facci
Lo staff di Pillola Rossa è lieto di annunciare l’arrivo di una nuova recluta nella comunità dei polemici arrabbiati. È nata la sera di sabato 17 settembre, si chiama Maia, e dovrà sorbirsi una sfilza di pipponi filosofici da papà Matteo. Per fortuna ci sarà mamma Sabrina ad aiutarla a tenergli testa.
Congratulazioni a mamma e a papà D’Agostino per l’ottimo traguardo raggiunto!!!
P.S. Per Maia: non temere, quando sarai abbastanza grande da poter capire in quale assurdo momento storico sei nata, l’Italia sarà un’altra cosa, gli italiani pure. Leggerai nei libri di storia di alcuni brutti ceffi che a tempo perso si occupavano della cosa pubblica, mentre si dedicavano per buona parte del loro tempo a foraggiare puttanacce indegne in cambio di favori sessuali. Arcore sarà una città nuova, pulita e non sarà più l’emblema del meretricio coi soldi pubblici, come fu in quegli anni in cui si trovava in quella landa fantasy chiamata Padania, area non meglio identificata in cui sguazzavano putrescenti trote, nauseabondi razzisti e un branco sterminato di irrecuperabili e volgari ignoranti.
Avviate questo video, lasciatelo andare…leggete e rassegnatevi.
di Matteo D’Agostino
Avevo 13 anni quando ho sentito per la prima volta questo videomessaggio. Quando l’ipnosi si è avviata.
Ero agli albori dei miei interessi politici e vidi i partiti storici che svanivano mentre costui si proponeva con forza quale attore primario della scena pubblica italiana.
Adesso di anni ne ho 30 e nulla di sostanziale è cambiato.
Siamo ancora dentro lo stesso sogno collettivo.
Un sogno costituito dall’imposizione mediatica dell’autorepressione compiaciuta di se stessi e della propria capacità di pensare da parte degli italiani, o della gran parte di italiani.
Poi il sogno si è dimostrato un incubo.
E purtroppo non riusciamo a svegliarci.
Il video prosegue e a noi scoppia la testa, mentre assistiamo ai danni causati da una passività mentale durata un ventennio. E i responsabili di questo ventennio non corrano a nascondersi, ma abbiano almeno il buon senso di farsi un esame di coscienza.
Non si sa come andrà a finire, ma siamo tutti più stanchi.
Tutti più rimbambiti.
Tutti pronti al prossimno clown.
E forza Italia e siamo tantissimi…
E meno male che Silvio c’è…
Ecco un nuovo video (dedicato a stefano):












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