di Matteo D’Agostino
E’ difficoltoso comprendere perchè la libertà e le persone libere creino benessere e, nonostante questo, si tenda a rincorrere costantemente la schiavitù delle false formalità e necessità quotidiane che schiacciano pian piano l’uomo nella sua solitudine rassegnata…
La libertà implica quell’apertura mentale che porta l’uomo a sfiorare i luoghi più alti dello spirito.
Ed è proprio in quei luoghi che si giunge a mettere davvero in discussione se stessi e la propria esistenza e quindi magari anche a soffrire, ma di una sofferenza grandiosa che si identifica con l’abbandono all’essere e al destino del suo accadere.
Questa vita bellissima ed assurda appare per un poco, ci allieta, ci turba e poi ci abbandona come non fossimo mai stati nulla.
E forse noi, le nostre individualità, siamo davvero frutto di una percezione ingannevole.
Cosa distingue il me stesso dal te?
E cosa distingue davvero me dal mondo che mi circonda?
Cosa fa di me qualcosa di differente rispetto all’albero e alla montagna che mi sta dinnanzi?
In questa storia naturale che prosegue da miliardi di anni e oltre che cos’è accaduto nel passaggio dalla non vita alla vita?
E c’è davvero un qualcosa di sostanziale che separa il vivente dal non vivente?
Questa volontà di sentirci separati dagli altri e dal mondo circostante che ci sta davanti è… appunto… volontà.
Non può pretendere di rappresentare la verità. Pensiamoci.
Eppure temiamo così tanto di perdere la nostra individualità vivente, che abbiamo fatto della morte una tragedia più o meno incosciente che ci turba costantemente, rendendoci fragili e timorosi, di conseguenza chiusi ed egoisti.
Soffriamo di una forma di dolore distruttivo che si genera dalla nostra volontà inesausta, perchè vogliamo controllare l’essere, vogliamo dominarlo (con il terrore continuo di vedercelo scivolare dalle mani) invece che scoprirlo ed abbandonarci con atto di amore autentico ad esso.
Ed in questa pretesa di conservare la nostra vita ci riduciamo in uno stato tale di paura di perderla da arrivare inconsciamente a volerci scordare di noi stessi per mezzo di distrazioni, piaceri materiali, divertimento esasperato, violenze, droghe.
Tutto per dimenticare la solitudine che costringe e lacera il nostro cuore.
Ma poi…
Capita a tutti di conoscere un istante di libertà
il balenare di un pensiero autentico.
la compagnia di una persona vera.
E ci sentiamo colti da sensazioni di stupita felicità interiore.
Perché?
Cosa ci trattiene tutti dal non essere schiavi?
Che abbiamo tutti quanti?
Proviamo a rimembrare un momento felice della nostra vita.
Un attimo, magari anche pochi minuti in cui ci siamo sentiti liberi e abbiamo percepito una vera armonia con il tutto, un amore globale che si insinuava nelle nostre membra e ci riappacificava con l’essere.
Ma dopo poco… siamo tornati all’insensibile apparente tranquillità del nostro impaurito egocentrismo quotidiano.
E abbiamo perso un’altra occasione.
Proviamoci allora.
La libertà non è una conquista che si fa da un giorno all’altro.
Si può vivere una vita più o meno autentica.
Più o meno aperta alla scoperta e all’amore.
Ma se restiamo nella situazione egoistica di chi pensa solo ai propri scopi materiali, non la proveremo mai.
Avremo sprecato un’occasione appunto.
Un’occasione non nostra.
Perchè, come si diceva, l’essere individuale separato è una pura illusione…
Non saremo noi ma sarà la VITA ad avere perso l’occasione.
Sarà l’ESSERE ad averla sciupata.
Quell’energia grandiosa che, dopo millenni di tensione, ha avuto modo di trovare una forma di autocoscienza nell’essere vivente e ancor più profondamente nell’uomo.
L’uomo, che è comunque identico all’essere stesso, non qualcosa di separato da esso…
Un uomo che purtroppo rischia di fallire nel suo compito essenziale, nel suo destino che corrisponde ad un autentico abbandono all’auto-osservazione, all’amore vero che non è altro che amore dell’essere per se stesso…
E preferisce invece distrarsi nelle proprie false esigenze quotidiane.
Distruggendo il senso del suo essere comparso nel mondo..
E vivendo una vita “non degna di essere vissuta”.
Riappropriamoci di noi stessi.
Riscopriamo il senso di noi stessi nella natura e nell’altro.
Tiriamo fuori il coraggio di vivere una vita di ricerca, di libero pensiero, di creativa
pienezza di spirito.
Costi quel che costi.
L’occasione è unica.
Per non rassegnarci ad una “non vita” di comodo e socialmente apprezzato conformismo, educazione sociale, distrazione, piacere, frustrazione, disperazione, morte.
Viviamo il nostro essere senza volerlo acciuffare…
Respiriamo…
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Matteo
Non morirò
se per caso dovessi morire cercate di avvertirmi
se non dovessi comprendervi
ammazzatemi pure
di Matteo D’Agostino
Quante volte mi capita di riflettere sull’indifferenza della società in
cui stiamo vivendo…
Mi chiedo che senso abbia tormentarci nelle nostre banalità quotidiane,
quando continuamente si protraggono situazioni di ingiustizia, di violenza,
di sopraffazione.
Quando al mondo, in ogni singolo istante, ci sono milioni di esseri
umani e non umani che provano sensazioni di dolore estremo, di
paura, di terrore, di angoscia, di fame, di sete, di rabbia impotente.
Che dire? Ci ho pensato spesso e mi rendo anche conto
che chi ci comanda è soddisfatto della nostra indifferenza,
perchè essa corrisponde alla non azione, cioè all’immobilità
in cui diventiamo tutti marionette del sistema, tutti esseri simili…
una massa di schiavi che si presumono liberi.
La nostra immobilità può sussistere solo mediante un regime di
informazione deviato che ci mantiene tutti ignoranti del mondo,
e di noi stessi.
E così diventiamo tutti uguali, non creativi, semplici robot, o bestie
da riproduzione, che vivono una vita già vissuta e già prevista.
“L’umano imprevedibile” è temuto e represso, mediante
svariati e razionali mezzi di emarginazione.
La persona leggermente più autentica viene ghettizzata e
chiamata insana di mente.
E soffre per la sua esclusione sociale.
Magari va da uno psicologo perchè sente l’insensatezza della propria
vita (sente una richiesta di aiuto ginugergli dal cuore).
E lo psicologo la aiuta ad imparare il modo più rapido per tornare ad
una vita serena cioè a quella che si chiama salute mentale =
vita socialmente accettabile = vita prestabilita = vita comoda = indifferenza.
A questo punto la sua autenticità è ormai gravemente compromessa,
ma le sofferenze apparentemente si sono ridotte (torneranno…).
Per cui di solito questa persona torna tra i ranghi in poco tempo e
riprende la sua vita da robot.
Una vita di quieta rassegnazione…
Una vita in cui i più si sentono liberi.
“Ma come” ….rispondono irritati…. “come puoi dire che non siamo liberi oggi?”
“Abbiamo raggiunto la libertà religiosa.”
“Abbiamo raggiunto la libertà sessuale.”
“Abbiamo raggiunto la libertà di pensiero.”
“Abbiamo raggiunto la libertà di stampa e di informazione.”
E così via…
Così si crede.
E così io intendo…:
Siamo ormai liberi di fare ciò che il sistema ci consente di fare
Liberi di dire ciò che il sistema consente di dire
Liberi di scegliere tra mille opzioni (prodotti) offertici dal sistema
attuale consumistico.
Quotidianamente svariegate “pillole di insensibilità” ci vengono
somministrate, per abituarci a non vedere, a non capire, a non provare
emozioni autentiche, a non percepire più il grido sempre più soffocato
della parte più nascosta e più vera di noi stessi.
Che ci incita all’amore per il tutto.
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Lo spaesamento sta diventando un destino mondiale.
E’ allora necessario pensare questo destino in relazione alla
storia dell’essere…
Infatti, di fronte ad uno spaesamento che investe l’essenza
dell’uomo, il futuro destino dell’uomo si mostra al pensiero
che pensa la storia dell’essere nel fatto che egli trovi una via
verso la verità dell’essere e si metta in cammino verso questa
scoperta.
M.Heidegger
dell’amico Patric Longhi
Buona Vita a tutti
Stavo leggendo una frase di Henrik Ibsen che così recita:
“Un migliaio di parole non lasciano un’impressione tanto profonda
quanto una sola azione”.
Mi sono subito sentito profondamente d’accordo e siccome sono
convinto che anche voi lo siete vorrei coinvolgervi tutti.
Nulla di impegnativo, state tranquilli.
Vi propongo quella che dovrebbe essere una semplice buona
abitudine ma che ormai si sta andando a perdere:
Salutare tutte le persone che incroceremo per strada, sul posto
del lavoro, in autobus, al ristorante, a scuola, in palestra,
dovunque voi vi troviate. E se con le persone che conoscete
vi risulterà facile e quasi naturale, vi renderete conto
che con gli sconosciuti non viene più tanto naturale.
Provate a farlo anche con chi tiene la testa bassa e godetevi
le reazioni.
Per renderlo semplice basta un bel BUONGIORNO o un semplicissimo
CIAO, ma provate anche a dire tipo…..BUONA VITA.
Che sensazione vi da? Sperimentatevi, inventate saluti nuovi o
poco consueti, e magari scrivetemeli.
Dai che sono curioso di sapere.
Provate a farlo per un paio di giorni almeno, e poi, a mio parere,
non vi stancherete più di farlo
Buona Vita a tutti
Patri
Un sorriso sincero è vita e da riposo alla stanchezza
di stefano facci
lettera al direttore del Giornale di Vicenza in risposta a questo suo editoriale:
“Nessuna persona di buon senso può negare che in Italia ci sia una distorsione nell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, una frequente violazione del segreto istruttorio, un uso “politico” di determinate inchieste giudiziarie. Il Governo da mesi ha intrapreso una battaglia per mettere mano a una legge che riformi questo stato di cose: legge che, a detta della stragrande maggioranza degli “addetti ai lavori” (magistrati, investigatori e giornalisti) non solo non risolve i problemi di equilibrio tra esigenze della giustizia, diritto all’informazione e protezione della privacy, ma ne crea di nuovi.
Comunque sia, la legge varata dal Parlamento può essere sbagliata o meno ma fa riflettere il fatto che la priorità dell’azione di governo sia fissata su questo argomento. Con una foga, una fretta e una passione che andrebbero invece destinate a ben altri obbiettivi. Perché è vero, come sostiene Silvio Berlusconi, che la maggioranza degli italiani – sondaggi alla mano – è favorevole a imbavagliare l’informazione; ma è altrettanto vero che il premier non ha evidentemente ordinato un sondaggio per scoprire se gli italiani vorrebbero vedere realizzata con più urgenza questa riforma o, ad esempio, quella fiscale. Se considerano una priorità impedire ai giornalisti di rendere pubbliche le telefonate della cricca che rideva dopo il terremoto de L’Aquila pregustando gli affari della ricostruzione, o sono prioritarie la definizione dei costi standard per realizzare il federalismo, la riforma della giustizia che consenta l’emissione di sentenze definitive entro uno o due anni come accade nel mondo civile anziché in 10-12 anni come avviene in Italia, la riforma elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i propri candidati e non quelli imposti dai vertici dei partiti.
L’elenco delle urgenze è lungo, inutile infierire: ed è difficile dubitare del fatto che la “questione intercettazioni” uscirebbe sconfitta da qualunque ballottaggio per decidere le priorità.
Un buon padre di famiglia, soprattutto in un momento di ristrettezze, è costretto a privilegiare le urgenze: prima il pane, poi – se ci sarà la possibilità – le brioches. Il Governo invece in questo caso ha abbandonato l’annunciata applicazione dei criteri del “buon padre di famiglia” nell’amministrazione. E si è messo a sfornare brioches, bruciacchiate e a caro prezzo. Ne valeva la pena?”
Caro direttore,
ho sempre apprezzato e condiviso i toni con cui ha manifestato le sue critiche verso alcune decisioni della nostra classe politica. Tuttavia non mi è piaciuto affatto come ha iniziato l’editoriale di domenica 13 giugno e provo a spiegarle il perchè. Io, che mi ritengo persona di “buon senso”, le chiedo di indicarmi almeno 5 chiare e limpide violazioni in materia di intercettazioni telefoniche e di non rispetto del segreto istruttorio avvenute negli ultimi 16 anni nel nostro paese; periodo che per senso civico e personale passione studio assiduamente da qualche anno. Me ne bastano 5 (la prima, quella del famoso sms della Falchi al marito gliela regalo io..), ma che riguardino tutte privati cittadini il cui operato ed eventuali illegalità non vadano a mettere a repentaglio l’interesse e la sicurezza pubblici, che il “buon senso” vuole siano sempre prioritari e sovrani alla pari del popolo. Le faccio due esempi che lei sicuramente conoscerà. Nel 2007 Strasburgo ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione. A Parigi due giornalisti erano stati puniti per aver scritto un libro in cui si raccontava il sistema di intercettazioni illegali messo in piedi dall’ex presidente Mitterand. Per la corte avevano sì violato il segreto istruttorio, ma vista la portata della notizia l’interesse dei cittadini a sapere era da considerare preminente. E qualcosa di analogo accadde nel 1971 negli Usa. Due giornali pubblicarono documenti coperti da segreto di Stato che dimostravano come il celebre incidente del Tonchino in seguito al quale, di fatto, comiciò la guerra del Vietnam fosse un falso. Allora la Corte Suprema disse che avevano tutto il diritto di farlo. Perché, spiegò l’ottuagenario giudice Hugo Black, “la stampa (dal punto di vista dei Padri fondatori) deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo”. E aggiungo direttore, che non è affatto vero che la maggioranza degli italiani, sondaggi alla mano, sia favorevole a limitare le intercettazioni e a imbavagliare l’informazione. Agli italiani onesti dovrebbe convenire che si facessero molte più intercettazioni di quante non se ne facciano ora (dai 15000 ai 25000 cittadini all’anno; lo 0,03%) per scoprire i delinquenti che succhiano sangue dagli onesti e quindi recuperare il “bottino” dei ladri. A meno che non si voglia considerare la maggioranza degli italiani composta da furbastri, evasori, delinquenti o comunque individui che hanno parecchie cose poco nitide da nascondere. Ma come ho sentito raccontare da un suo esimio collega giornalista, per una palese legge dell’economia, i ladri non possono superare gli onesti perchè se arrivano al 51% vuol dire che han cominciato a derubarsi tra di loro. E questa, caro direttore, è l’unica nota di ottimismo che ancora soffia sul nostro disgraziato paese.
di Matteo D’Agostino
Tra l’indifferenza generale di noi freddi europei, si è consumata l’ennesima tragedia, l’ennesimo funereo evento di violenza gratuita.
Verso persone. Verso vite umane.
Questa volta lo scandalo è solo un poco ingrandito dai nostri moribondi media solo perché nellla nave attaccata erano presenti persone provenienti da paesi differenti e non i soliti noti, i soliti palestinesi mussulmani.
Ma l’obiettivo qual è?
E’ sempre lei, la Palestina…
Sono sempre loro, persone.
E’ sempre lui, l’uomo.
Sono stanco di sentire motivazioni idiote.
Stanco di sentire giustificazioni e falsità.
Stanco di sentire politici chiaccheroni parlare di “rammarico per i morti”.
Mentre il mondo continua ad uccidersi.
Qual è la verità? Cosa nasconde ciò che è successo in questi giorni?
Dopo anni di assedio e di violenze dirette, la nuova strategia per eliminare la Palestina è davvero quella di isolare le popolazioni palestinesi, creare una sorta di embargo che renda loro impossibile vivere nella propria terra?
La tregedia di questi giorni nasce da questa nuova tattica politica di lungo respiro?
Di ciò parlano sinanche giornalisti israeliani…
Tutta questa sofferenza imposta dai gerarchi del governo israeliano, tra l’indifferenza o l’impotenza dell’occidente che sta a guardare.
Ma a guardare che cosa?
C’è l’intero mondo arabo in fibrillazione. Siamo in una situazione pericolosissima di tensione internazionale.
E l’Europa che fa? Che fanno i nostri eletti?
E come avrebbero reagito gli USA se un gesto del genere fosse stato compiuto non dagli israeliani ma dalle milizie iraniane?
Che hanno fatto in questi anni di violenza i politici occidentali per proteggere persone che hanno l’unico torto di nascere e vivere in un luogo conteso?
Bloccati dai vecchi sensi di colpa per le stragi naziste?
Mi suona strano…
Non credo.
Ma credo invece alle grida d’aiuto delle vittime innocenti di cui troppo spesso la nostra storia ha voluto nutrirsi.
I nostri grandi comandanti danno l’impressione vacua di colui che apre la bocca solo per fare vedere che ancora, nonostante tutto, continua, faticosamente e svogliatamente, ad esistere.
E in realtà è già morto e sepolto da un pezzo.
Intanto, ancora una volta, il fragore silente dei sofferenti e degli uccisi…
e l’Europa che si rende di nuovo complice omertosa di un eccidio.
di stefano facci
Quella vergogna di servizio pubblico chiamato Rai, che più che altro ormai, negli ultimi anni è diventato un servizio igienico, da ieri ha introdotto un nuovo canale sportivo di cui, francamente, il popolo tutto sentiva assolutamente il bisogno. Insomma più sport (cioè più calcio) meno neuroni in circolazione. Meno notizie che circolano. Quelle vere, quelle importanti almeno. Per chi ieri mattina tentasse di sincronizzarsi con il canale di quell’invenzione da Nobel che è il digitale terrestre che solitamente trasmette la rassegna stampa di Corradino Mineo e della sua redazione di Rainews24 la sorpresa che si trovava davanti era una bella schermata con scritto “Fra un po’ partiremo con il canale Raisport2” o qualcosa di simile, chi se ne importa. L’unico programma di informazione vera e in tempo reale, asciutta e non edulcorata, di tutto il palinsesto Rai è stata oscurata, o come si usa dire fra persone un po’ più risolute, è stata decisamente censurata. Nella redazione di Mineo si ha il brutto viziaccio di chiamare le cose col proprio nome e di non nascondere i fatti. E in un momento di crisi profonda delle istituzioni, che stanno gettando alle ortiche quei pochi residui di credibilità rimasta, un canale di stato che informa i cittadini sulle schifezze della classe politica è un affronto intollerabile. Il regime è servito. Facciamo almeno finta di non digerirlo.
di stefano facci
Il caso Scajola, se non porterà ad alcuna conseguenza penale per l’inconsapevole ex ministro, credo possa creare alcuni precedenti quantomeno tragicomici. Potreste essere raggiunti da qualche informazione (sperate non di garanzia…) che vi “illumina” sul fatto che, per esempio, i vari artigiani, giardiniere, elettricista, imbianchino, etc. che avete ingaggiato negli ultimi tempi, quando lavorano in casa vostra lo fanno per quattro soldi. E voi che vi vantavate con gli amici di essere dei fenomeni nel commissionare lavoretti domestici! Poi magari qualcuno vi ricorda che sempre voi siete il responsabile che valuta le varie proposte quando la vostra grossa associazione privata (sportiva o culturale o aziendale) oppure pubblica (comune, municipalizzata) deve appaltare interessanti commesse, succulente per gli stessi artigiani che vi hanno appena sistemato casa. E come non accennare alla via più che preferenziale, se non addirittura esclusiva, che alcuni responsabili degli uffici acquisti assicurano a particolari fornitori, ovviamente in cambio di adeguate ricompense. Quali che esse siano, le ricompense, questo è il sunto semplice semplice di come la corruzione nel nostro paese abbia raggiunto livelli endemici. Ce l’abbiamo proprio dentro, come un virus. L’unico deterrente, oltre ad una legislazione più severa, sarebbe il buon esempio delle classi dirigenti, che invece da una ventina d’anni ci stanno dimostrando di essere in larga parte marce fino al midollo. Tutto ciò è anche favorito dal fatto che il nostro paese non ha ancora trasformato in legge la direttiva europea anti-corruzione del 1999, e il perché pare piuttosto palese. Per chi si trovi in una posizione di potere è raccomandabile che si guardi bene da cosa gli succede intorno, giusto per non farsi “beccare” col sorcio in bocca. E’ soprattutto auspicabile che cominci a farsi qualche domanda quando troppe cose favorevoli cominciano ad accadergli in prossimità di sue scelte nell’assegnazione di “succosi” appalti. C’è un caso molto noto ed emblematico della sindrome del “a mia insaputa” inaugurata da Scajola, tipica dei rappresentanti del popolo, che ha colpito un anziano signore sulla cresta dell’onda nella politica nazionale dell’ultimo quindicennio. Questi si vantava di essere un impareggiabile tombeur de femmes e di esercitare un fascino irresistibile soprattutto su donne molto più giovani di lui, che inspiegabilmente, dinanzi al suo inebriante charme, rimanevano stregate e gli cadevano letteralmente ai piedi. Poi qualcuno lo prese da una parte e gli spiegò che tutte quelle graziose e servizievoli donnine erano regolarmente pagate da un aitante imprenditore che mirava ad ingraziarselo per ottenere dei benefici per le sue attività aziendali. Chissà come c’è rimasto male, poveretto.
di stefano facci
Continuo a non capire per quale misterioso motivo il mite Umilio Goebbels, portavoce malpagato della più inqualificabile cupola di malgoverno della storia dell’umanità e instancabile lingua lustra-natiche di soggetti con le mani e la coscienza più sporche del culo, continui a mostrare pubblicamente la sua mal sopportazione di un personaggio che, male che vada, al più ignorante degli italioti suscita indifferenza. Davvero non riesco a comprendere perché ce l’abbia così tanto con Roberto Saviano. Basterebbe non parlarne per non screditarsi totalmente in partenza. Ma come può uno pensare di mettersi contro un ragazzo che si ritrova in una situazione di insopportabile prigionia, un giovane che non ha più praticamente una vita, senza ritrovarsi contro spero quasi completamente l’opinione pubblica, uomini di merda a parte??
Non mi sembra di ricordare episodi in cui Saviano abbia parlato male del suo padrone.
E non ricordo nemmeno attacchi indiretti per colpire la destra.
Ha mosso qualche critica contro alcuni disegni di legge (processo breve) che sono poi stati giustamente accantonati.
Si è permesso di citare il sire di Fede solo per difendersi dagli attacchi che è stato costretto a subire, tipo che grazie ai suoi libri si fa un piacere alla mafia.
Ma che, un uomo non è più libero di respingere al mittente il fango che gli viene stupidamente tirato addosso.
Che posso dire…
Bisogna prima averla una faccia, per perderla.
Se poi si ha la faccia come il culo, allora è come dar via i ciapp a gratis.
di stefano facci
Una ventina di giorni fa, era una domenica pomeriggio, sono andato a fare un giro in quella splendida cittadina che è Marostica. Una pennellata di classe su di un nordest dove domina la banalità grigia delle zone industriali, del cemento, della lamiera e del profitto. Lasciata l’automobile in un parcheggio incredibilmente non a pagamento mi sono incamminato verso la piazza principale, nota per la rievocazione storica della partita a scacchi, ma poi, giunto in prossimità della banca che troneggia sulla scacchiera, ho svoltato a sinistra dirigendomi verso il Sentiero dei Carmini che consente di risalire la collina che fa ombra sulla città. Era una domenica calda, più estiva che primaverile, nonostante il freddo di questi giorni lo renda ancor più incredibile. Fatto sta che, vestito un pochino di troppo e tendenzialmente destinato a soffrire ferocemente i primi accenni di calura, non appena iniziai a risalire lo splendido sentiero che serpeggiante fra gli ulivi si arrampica fino al castello superiore, mi ritrovai fastidiosamente inzuppato, manco stessi correndo. La salita è molto irta, più per muli che per uomini, ma ti consegna la forza di continuare quel classico romanticismo in cui ti ritrovi avvolto durante le fatiche della scalata. Avevo da poco oltrepassato la metà del percorso, che per quanto faticoso è pure francamente breve, e la meta stava ormai a portata d’occhio. Fra un passo mal posto e un respiro sempre più affannato notai che sul lato destro del tracciato vi erano degli escrementi di animale calpestati che qualche furbacchione di cane aveva ben pensato di inserire come ulteriore ostacolo delle umane fatiche. Dopo qualche istante, non mi spiego ancora adesso il motivo, ho avuto un imprevisto pensiero, uno di quelli che ti si fiondano nel cervello come un proiettile e non c’è verso di rimuoverlo senza averlo compiuto. Ebbene, dopo la visione di quel “regalino” di qualche fido simpaticone, pensai che al mondo vi sono uomini che valgono molto meno di una merda secca di cane calpestata.
Ieri il mio lunedì è iniziato di buon’ora col sottoscritto che si reca nel vecchio luogo di lavoro a ritirare le sue ultime spettanze. Ed ho pure dovuto incontrare per l’ultima volta certuni soggetti che da adesso in avanti, io, basta, ma basta davvero però.
Poi ieri il mio lunedì si è concluso a tarda ora col sottoscritto che si faceva un giro su Youtube e si beccava la nuova perla di Umilio contro Saviano.
Oggi però è martedì.
Un grigio, piovoso, freddo, meraviglioso martedì.
di stefano facci
Povero ministro Scajola. Cosa c’è da aggiungere a quanto è stato detto finora? Moltissimo!!! Fra il minzolingua e affini della Rai e i servitori di Mediaset poco si è capito della faccenda. Tocca leggersi qualche giornaletto anche stavolta come per la vicenda Noemi, escort, voli cargo con troie al seguito, cricche varie, minacce di B. all’AgCom, etc.
Il servizio di Brunetto l’aquilano arriva tempestivo come la diarrea al check-in dell’aeroporto. Non conta che poi tu le domande le faccia o meno. Conta il fatto che bisogna fare almeno una micro inchiesta sugli accusatori del buon Sciaboletta, se sei almeno un cicinin giornalista: sentire le sorelle Papa, Anemone, direttore di banca per il discorso assegni, Zampolini.
Sono vicino all’ormai ex ministro con la faccia più da schiaffi del mondo. Poveretto. Gli Scajola: da tre generazioni in politica. Che sfiga! Ha subìto quindici giorni di dolori indicibili. E pensare che gli avevo dedicato addirittura il primo post di questo blog quando ancora girava su splinder!
Ha ragione.
A chi di noi non è mai capitato di lavorare una vita per comprare una modesta e dignitosa abitazione, con mutuo incorporato, e scopre poi alla fine che qualche guitto ha osato pagarcela per 2 terzi a nostra insaputa?







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