di Alberto Ballardin
Mi trovo pensare a che cosa facciamo,
se ancora ha senso l’umano,
nemico tiranno di quella paura,
che ignari chiamiamo, natura.
Ci siamo convinti che sia per progresso,
che ancora abbia senso l’ecceso,
eccessivamente viviamo la vita,
in una gran corsa infinita.
Ma cosa ci vuole, apriamo un po’ gli occhi, guardiamola in faccia la vita,
guardiamo quel lungo e costante migrare, di terra, di aria, di mare.
Guardiamo e annusiamo quel campo bagnato, l’autunno è appena arrivato,
un bosco di abeti d’inverno innevato, guardiamo, annusiamo, ascoltiamo.
Mischiamo confusi un po’ di sentimenti,
rischiando e a volte perdenti,
di esser capaci a parlare d’amore
soltanto davanti al dolore.
Dolore che noi non sappiam sopportare,
affrontarlo ci tocca soffrire
e dalla sofferenza vogliamo fuggire
perchè preferiam scomparire.
Il tempo è un momento, un istante, una vita sciupato anche sotto le dita
di noi che allestiamo in un folle rituale la vile rincorsa al potere.
Il tempo è un ruscello che scorre in aprile
se ascolti lo senti cantare, ritrovi la danza del suo zampillare d’estate immutata e immortale.
Mi perdo scrutando queste anime tese,
rapito nell’immaginare
se il loro angosciante e continuo apparire,
in frasi ornamenti ed agire,
reprima un messaggio, un celato implorare,
infinito bisogno d’amore
amore ignorato tra cose ed avere,
da tutti si fa calpestare.
Fermiamoci adesso da quest’impazzire, spogliamo quel nostro apparire,
quel nostro dovere di farci accettare da chi non riesce ad amare.
Comprender con nuova e sfrontata emozione, Benessere nel mero valore,
tra arditi progetti ed audaci pensieri saremo più Liberi e veri.