parola d’ordine scappare.
di Alberto Ballardin
Salute e buona vita a tutti…
Da chi o da quale paura stiamo scappando? Solitudine?
E’ così forte il nostro bisogno di conformismo ?
Viviamo nell’illusione di seguire idee e interessi personali e di aver raggiunto un individualismo che ci distingue dalla massa.
E’ veramente così?
Oggi più che mai tendiamo ad eliminare le diversità : stesso lavoro, stesso modo di vestire, stesso modo di comunicare di muoversi, stessi divertimenti, stesse idee…ognuno illuso di seguire comunque i propri desideri, ci stiamo uniformando in una realtà sociale tesa a rendere uguali i propri prodotti, così l’uomo e tutti gli esseri viventi.
Anche per i più fortunati l’occasione è unica, una vita da VIVERE ricca di emozioni, vogliamo finalmente ricordarci di essere Uomini?
Un abbraccio….Alberto
8 Comments to “parola d’ordine scappare.”
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Pannello di amministrazione
By Matteo DAgostino, 01/30/2010 @ 3:43 pm
Beh grazie mille intanto per la citazione “parola d’ordine scappare”…
VIVERE emozioni, come dici tu, ma intendo, farlo davvero, implica un ritorno a se stessi molto difficoltoso.
In realtà la vita comune è vita in cui l’Io ha una posizione dominante. Tutto passa attorno all’Io, i progetti di vita, i mutui, i figli, i lavori, i progetti. Una vita costruita su di un equilibrio difficoltoso tra il caos e la razionalità, in cui si fa di tutto per non soccombere agli estremi e per rimanere fisicamente e socialmente integri ed apprezzabili.
E nel frattempo si perde il contatto con la vera essenza di se stessi.
Questo Io costruito, educato, integrato… “questo Io globale” che infatti ingloba in sè tanti Io fisici distinti, solo lievemente differenti l’uno dall’altro, ci rende la vita più comoda.
Ma più disperata.
E poi ci si ritrova d’un tratto a rendersi conto che l’Io vero, ciò che veramente noi stessi siamo e sentiamo con la nostra immensa sensibilità schiacciata, “questo Io personalissimo” è quasi irrecuperabile, dimenticato com’è, da così tanto tempo, nei meandri della nostra intimità assopita.
Matteo
By Luisa, 01/31/2010 @ 10:31 pm
Sono d’accordo con te caro Alberto….
Vogliamo finalmente VIVERE! Vogliamo finalmente esistere… Vogliamo finalmente essere delle anime ILLIMITATE, UNICHE, INFINITE e PURE????
Basta avere paura, basta farci del male, basta attaccarci al nulla! Attacchiamoci a noi, a noi stessi!
Shanti avoi
Luisa
By Alberto Ballardin, 02/02/2010 @ 12:39 am
di Alberto Ballardin
Salute e buona vita a tutti…..
se è vero che ognuno di noi perde il contatto con la vera essenza di se stesso per cercare di essere fisicamente e socialmente integro ed apprezzabile in una vita più comoda ma disperata, mi trovo a pensare …perchè?
se io adopero concentrazione e impegno per essere “accettato”, normalizzato, significa che mi sento continuamente giudicato bene o male che sia comunque teso, spaventato e ansioso per un giudizio e tutto il mio essere è proiettato verso il prossimo, in azioni e parole positive o negative comunque tese a destare un giudizio che venga condiviso e compreso.
Da questo punto di vista non sono io al centro del mio esistere bensì l’altro.
Il desiderio di essere accettato potrebbe partire da un bisogno d’amore? di essere amato?
Forse però questo desiderio di ricevere amore, proprio perchè necessita di concentrazione e azione quasi totale, mi allontana dal pensiero che Io essendo parte di una società sono a mia volta chi giudica e chi non trasmette sicurezza e forse anche amore.
Ribaltando la situazione e concentrandomi su me stesso Prendo coscenza dei miei bisogni e di ciò che Sono, sono io per primo che comprendo senza giudizio il mio essere, comincio ad amare .
Il bisogno di essere amato lascia spazio al bisogno d’Amare e con questa consapevolezza, se tale è, di Benessere automaticamente condivido e convivo in una società che Ama sostituendo il giudizio con la Libertà.
Vi abbraccio, Alberto.
By Daniele, 02/11/2010 @ 11:51 am
Mi riferisco al post di Matteo: condivido tutto. Lo trovo logico, cristallino come discorso. Lo vedo anche come poco pragmatico.
Il famoso “Io personalissimo” in senso epistemologico/ontologico in pochi lo conoscono..anzi a dire il vero non ho mai incontrato nessuno che conosce davvero il “sè stesso”. E non credo dipenda solo da come/dove/quando viviamo. Credo sia umanamente improbabile se non impossibile, avere una coscienza di sè vera (aletheia). Questo ci porterebbe a una apoteosi insostenibile.
Siamo sempre e solo in ricerca…il cammino verso la verità è il nostro mezzo, ma anche il nostro fine. Un circolo che penso si aprirà solo quando cesserà la possibilità della morte.
Casino mentale oggi…ma è solo per dire che mi piace di più lo slogan: PAROLA D’ORDINE RICERCARE.
By Matteo DAgostino, 02/11/2010 @ 8:59 pm
Come direbbe Alberto…
Salute Daniele!
Sono molto contento del tuo intervento e mi incuriosisce parecchio il tuo pensiero, la tua visione del mondo.
Ti dirò anch’io, a mia volta, di ciò che scrivi, che “condivido tutto”.
Che questo viaggio alla ricerca di se stessi sia un percorso non finito, il quale ci apre ogni giorno verso dimensioni nuove e spesso inaspettate, è la cosa più probabile.
Una conoscenza autentica e completa di noi stessi è forse impossibile, per cui la vita resta una ricerca continua.
L’unico disappunto che esprimo è sul tuo giudizio finale, o meglio iniziale, visto che cominci il discorso dicendo che il mio post, relativo all’importanza di “ritornare a noi stessi”, ti sembra poco pragmatico.
Oggi pomeriggio, mentre leggevo la prima volta il tuo commento, mi veniva in mente Socrate il quale, all’opposto, sosteneva che una vita non dedita alla conoscenza di se stessi è praticamente una “non vita”, una vita “non degna di essere vissuta”, da cui la portata, per lui profondamente pragmatica, della conoscenza di sé.
Ma forse è solo una questione di incomprensione linguistica, perché, da quel che posso capire da quanto scrivi, ritieni anche tu decisivo che la vita resti una ricerca e non si abissi nell’inautenticità del “così fan tutti”.
Che poi questo percorso resti sempre per così dire incompleto, non concluso, ripeto, è probabile, ma questo non vuol dire che tenere la barra diritta in questo senso, mentre si vive, non possa comportare dei risvolti “pratici” decisivi.
Ma andiamo sul concreto, appunto, così ti posso spiegare meglio perché penso che il conoscere a fondo se stessi, per quanto non sia mai, come dici tu, un processo finito, possa però portare dei cambiamenti concreti nella nostra vita, rendendola, non necessariamente più giusta in astratto, ma certamente più “autentica”, più rispettosa del nostro vero io.
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Una volta ad esempio Galimberti, a lezione, ci raccontò la storiella di Sartre il quale, a passeggio con gli amici verso una meta di montagna, ad un certo punto si ferma e decide di non proseguire. Gli amici tentano in ogni modo di persuaderlo ad andare avanti, perché manca poco, o perché sennò lo devono lasciare lì solo, o cose di questo tipo. Ma lui non prosegue. Fosse stata un’altra persona si sarebbe fatta convincere magari, ma lui no. Semplicemente perché, proseguendo, non sarebbe stato più se stesso, dal momento che ormai nella sua progettualità non rientrava più il raggiungimento della vetta. E siccome diceva “Io sono Sartre” e non sono, uno di quegli “altri” che al suo posto invece avrebbero proseguito, allora, in quel momento non poteva proprio proseguire. Lui era Sartre, appunto, e conosceva così a fondo se stesso, da ritenere che se avesse proseguito, magari avrebbe fatto contenti gli altri, magari si sarebbe divertito di più, ma non avrebbe seguito ciò che sentiva di essere “in quel momento”. Sarebbe stato inautentico cioè estraneo a se stesso, per quel che si poteva auto-conoscere fino ad allora.
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Un esempio più semplice lo faccio su di me. E’ sempre rischioso mettere in gioco se stessi in questi discorsi, ma rende anche tutto il dialogo più vero, più vitale e correrò volentieri il rischio:
Se riguardo la mia vita, sin dagli anni dell’infanzia più lontana, una costante è stata l’importanza assunta nella mia mente da tutti gli animali e la mia grande empatia con essi, con qualsiasi animale.
Ad un certo punto, dopo tanti anni di vita sociale/alimentare comune, mi sono reso conto di una cosa.
Io, cibandomi di animali (assopito in quell’idea sociale pigra che proclama l’alimentazione carnivora naturale ed indiscutibile), non rispettavo l’animale per come l’ho sempre concepito (cioè un essere vivente che non ha nulla meno di me e nulla di più, semplicemente si trova a vivere in questo mondo, come me, senza averlo chiesto o comunque senza saperne la ragione e con me condivide aria, acqua e suolo, condivide emozioni e paure ecc).
Ma il contenuto di questa idea adesso non è importante e su questo ci si può e ci si deve dividere (magari in altri post, futuri).
La cosa fondamentale per il discorso attuale è proprio che, condizionato da un costume sociale corrente, non rispettavo prima di tutto me stesso.
Non rispettando me stesso non mi amavo.
E non amandomi soffrivo perché quando le nostre idee interiori configgono con il nostro agire, il dolore diventa inevitabile.
Oltre a ciò resto convinto che per imparare ad amare gli altri dobbiamo prima imparare ad amare noi stessi senza temerci o vergognarci di ciò che siamo.
Ho cominciato quindi a modificare la mia alimentazione.
Anche qui… non sono passato immediatamente ad eliminare la carne. E’ pur sempre un processo il mio, un’evoluzione che chissà a che scelte future mi porterà. Però so che è stata una scelta autentica, nata dal mio ricercare me stesso. Attualmente non sono ancora in grado di eliminare del tutto la carne e non so se sia giusto, e forse non lo saprò mai, oppure cambierò anche idea. Per ora mi limito solo ad agire, finché la forza d’animo me lo consente, come sento di essere e nel rispetto della mia concezione.
Se, per esempio, una persona che non mi conosce mi ospitasse e mi cucinasse della carne, sarei disposto ad accettare, perché l’offesa/dispiacere che potrei recare a questa persona mi crea dolore per lei e per me e questa emozione è troppo forte e vince me e le mie idee bypassando il dolore empatico che sento verso l’animale ucciso.
Però in tante occasioni, in primis a casa mia, e poi comunque in tutti i luoghi in cui posso scegliere, preferisco evitare la carne.
Al contrario, se una persona che mi conosce bene mi ospita e poi mi prepara la carne, manifestandomi a suo modo (anche solo a battute) il suo fastidio riguardo alla mia scelta, allora ritengo che non si stia rispettando la mia persona, tutto qui. E succede spesso, ma cerco di non dar peso a questa cosa, nei limiti del possibile. Si tratta di ignoranza verso ciò che si sta facendo insomma. Piuttosto preferisco accettare ironicamente le solite battute sui vegetariani in silenzio e riderne anch’io, attendendo speranzoso un momento più idoneo per spiegare cosa penso, specificare che non sono etichettabile come “vegetariano” ed intavolare un bel dialogo…
Ecco quindi, tornando a noi, che questa mia decisione di vita concreta è nata da un’autoconsapevolezza maggiore, per quanto non conclusa, anzi ben lontana dal concludersi.
E chissà cosa deciderò domani.
Intanto decido di spegnere questo fastidioso pc e di andare ad aiutare la povera Sabrina a preparare la cenetta… Sennò fra un pò la sento…
Scusate la lunghezza, son proprio pesante a volte…
Ah, ovviamente cenetta di verdurine eh!
Ciao buona vita e buona cena a tutti!!!
By Alberto, 02/12/2010 @ 2:29 am
salute e buona vita a tutti cercatori,
Mi chiedo se esista qualcuno cosciente, mi chiedo anche quanto io potrei comprendere la coscienza dell’altro, forse il mio interesse è spinto verso individui che agiscono e dialogano in modo simile all’azione e al pensiero della mia consapevolezza.
Forse il dove/come/quando viviamo è importante, perchè se opposto alla coscienza, limita nell’applicarla, perciò con incoerenza ed ipocrisia “sopravviviamo”per paura della solitudine, in ogni caso siamo persone coscienti ma inattive, tristemente assogettate al dove/come/quando viviamo, continuamente alla ricerca di chi potrebbe conoscere davvero “se stesso”, perciò continuamente giudicando, che ci tolga questa sofferenza, questa solitudine.
Mi chiedo anche se esista veramente qualcuno incosciente, onestamente mi sembra impossibile, e credo non sia un fatto di età/sesso/bisogni, penso sia piuttosto il “bisogno di essere amati” che ci allontana da un sano “egoismo”, sconcentrandoci dal nostro Io, attenti a giudicare la coscienza altrui dalle loro azioni senza renderci conto che siamo parte dello stesso gioco.
Un abbraccio…..Alberto
By Daniele, 03/05/2010 @ 5:34 pm
Dove/come/quando…ripeto che a mio avviso è si importante (l’Essere nel mondo) ma solo se inteso come possibilità di INCONTRO o SCONTRO. Una costante della nostra coscienza per chiunque, in qualsiasi tempo, dovunque, comunque sia, è l’Altro. L’Altro è la chiave di tutto. L’Altro è anche la chiave del nostro “egoismo illuminato” (quello che Alberto chiama “sano”). Conosco uomini che hanno fatto del loro Io l’Altro…stupefacenti e pericolosi, molto pericolosi.
Insomma lego con un nodo da cordata il “Dove/come/quando”, “l’Altro” e la “Coscienza” intesa come intenzionalità.
Post veloce e come sempre incasinato…CAOS mentale…vabbè, almeno il CAOS è equo…magari nel fine settimana ci dedico più tempo e spazio…forse…
A presto, sani.
By Alberto Ballardin, 03/07/2010 @ 1:38 am
Spinto dal desiderio di essere amato rischiò di condannare l’esistere in una commedia che in venti,trenta, quaranta, settanta, ottanta e raramente cent’anni si arrendeva al destino.
Rischiò di condannarsi.
Nudo e spogliatsi dello stesso desiderio d’essere amato, liberò quella moltitudine di attori dal fardello, amandoli.
In solitudine, si diresse verso quell’attimo eterno di libertà.