Perchè una vita di comoda e rassegnata disperazione ? ? ?

di Matteo D’Agostino


Riprendo dall’ultimo commento di Alberto al post dal titolo “Parola d’ordine scappare” per apportare un contributo in parte nuovo, cercando di ricollegare i ragionamenti alla fine.
Bellissimo, Alberto, quel tuo ultimo commento. Ho dovuto leggerlo più volte per comprenderlo davvero e alla fine ne ho ricavato un ragionamento davvero profondo.

Tu scrivi
“se è vero che ognuno di noi perde il contatto con la vera essenza di se stesso per cercare di essere fisicamente e socialmente integro ed apprezzabile in una vita più comoda ma disperata, mi trovo a pensare …perchè?”

Tu sostieni in seguito, coerentemente al modo di vedere la vita che ti appartiene, che il tutto parte da un processo per così dire “distorto”, connesso al bisogno d’amore. Un bisogno che, occupando tutto il nostro esistere, ci allontana in realtà da noi stessi e ci impedisce quindi a nostra volta di amare. E in tutta questa “alienazione” globale, ciascun “Io” finisce per restare del tutto separato dagli altri Io, l’amore dei quali, in realtà, è ciò di cui più di tutto sente il bisogno. Un individualismo cieco che porta l’uomo lontano da se stesso e lontano dagli altri. L’individualismo di cui è fatta la nostra società malata, alle radici della quale, d’altra parte, tu intravedi sempre questo immenso bisogno umano d’amore.

Ora apporto al ragionamento un contributo, prendendo spunto dal tuo amico Erich Fromm, che in “Fuga dalla libertà” non fa che occuparsi di questa questione vitale.
Dice Fromm, come il bimbo crescendo si “separa” progressivamente dal mondo, con cui è un tutt’uno nei primi mesi di vita, così l’uomo, nella sua storia evolutiva millenaria, si “separa” a sua volta dal mondo. Nel senso che il bimbo, come l’uomo preistorico, che originariamente vivono una vita in cui non c’è coscienza dell’alterità (dell’io come separato dalle altre cose), progressivamente, acquisiscono questa consapevolezza. Questa consapevolezza è ciò che rende noi uomini “autonomi” dal mondo e ci “fortifica”, nel senso che ci rende “LIBERI DI SCEGLIERE E LIBERI DI SCEGLIERCI” e comporta però, come contraltare, un’immensa fragilità, causata dall’aver reciso per sempre i legami che ci connettevano all’essere, alla Natura potentissima di cui originariamente eravamo parte integrante e dalla quale siamo ormai irrimediabilmente “emersi”.
Ci rendiamo conto di noi stessi come esseri separati dal mondo e dagli altri e questa consapevolezza ci rende per la prima volta “soli” e “responsabili”. Per la prima volta dobbiamo rendere conto di ciò che facciamo, in quanto non sarà più la pura Natura a guidarci, non sarà più l’Istinto, come per l’uomo ancestrale e come per il neonato, ma sarà la nostra libera scelta razionale a decidere di noi stessi.
Dice Fromm “l’esistenza umana comincia quando, al di là di un certo punto, gli istinti non sono in grado di determinare l’azione”.
L’uomo a questo punto vede ancora dinanzi a sé gli altri e la Natura, ma non più come qualcosa di cui far parte, ma come forze assolutamente separate da sè ed inquietanti in quanto dotate di forza propria ed incontrollabili.

Esito di tutto ciò è l’impulso umano di “ritornare nel grembo”. Connesso al “desiderio di essere amati” di cui parla Alberto, tale impulso può portarci verso due direzioni diametralmente opposte.

1)

- La strada più battuta: Sottomissione alla società che ci fa sentire finalmente sicuri, in quanto meno liberi, ma assoggettati al volere del potere economico-sociale. Schiavi del potente di turno e schiavi in ogni situazione di vita quotidiana lavorativa e non. Meglio assecondare il padrone, sentirsi parte dei suoi desideri, piuttosto che continuare a pensare in modo indipendente e libero. Meglio glorificare e ringraziare il padrone per le certezze pratiche da lui garantite, piuttosto che continuare a rimanere nella precarietà abissale del “noi stessi”.

-   Strettamente connessa alla precedente, consiste nell’ “attaccamento alle cose“. Un attaccamento ad oggetti, ad occupazioni, a svaghi, a progetti economici, ad attività lavorative. Un perdersi e volersi perdere tra disbrighi vacui, alienanti mansioni lavorative ed occupazioni insensate che comporta un quotidiano scordarsi di sé.  Si tratta della cosiddetta “vita inautentica” di cui parla Heidegger in “Essere e Tempo”,  cioè di una vita persa nel “Si quotidiano Impersonale”, nel seguire la massa, nel seguire il “Si dice”, il “Si fa” del Si Impersonale, del così fan tutti. Impersonale proprio perchè della persona umana non è rimasto più nulla.   Comoda ed inautentica, questa è la via del totale perdimento del sé e della propria, “inaccettabile” in tal caso, libertà.

2)

La strada del futuro: L’uomo, che pur ha raggiunto la sua individualità, che è EMERSO dal mondo, decide consapevolmente di non abbandonare la sua libertà alla mercè delle imposizioni sociali. Sceglie piuttosto di ripristinare un rapporto spontaneo tra se stesso in quanto individuo libero da una parte e la Natura e gli altri uomini dall’altra.

Nel primo caso si fugge dalla libertà. Nel secondo si sceglie di farsi carico di questa libertà acquisita e di rapportarsi in modo creativo e spontaneo con il mondo e con gli altri. Si sceglie di restare se stessi, di imparare a conoscersi, di non fuggire altrove. Rispondendo anche ai dubbi di Stefano, che in un commento si chiedeva cosa significhi il mio “avere il coraggio di capire davvero cosa desideriamo”, dirò allora che ciò significa capire davvero chi siamo, ritornare al nucleo originario di noi stessi, perchè solo ritornando a noi stessi, conoscendo noi stessi, distogliendo lo sguardo da tutti i condizionamenti subiti, direi “patiti” ad opera della società, solo avendo il coraggio appunto di fare questo, potremo anche capire quali siano davvero i nostri veri desideri, le nostre aspirazioni di vita autentica.
Ritornando al discorso di Alberto…
possiamo scegliere infine di rispettare noi stessi e la nostra insopprimibile libertà e quindi di amare noi stessi, unica ed imprescindibile condizione (vero Alberto?) per amare davvero (e, paradossale ma vero, senza egoismo),
la Natura,
quindi il Mondo,
quindi l’Ambiente,
quindi gli Animali,
quindi l’Altro!

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