INTERCETTAZIONI: UNA LEGGE CRIMINALE PER I CRIMINALI

di stefano facci

lettera al direttore del Giornale di Vicenza in risposta a questo suo editoriale:

“Nessuna persona di buon senso può negare che in Italia ci sia una distorsione nell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, una frequente violazione del segreto istruttorio, un uso “politico” di determinate inchieste giudiziarie. Il Governo da mesi ha intrapreso una battaglia per mettere mano a una legge che riformi questo stato di cose: legge che, a detta della stragrande maggioranza degli “addetti ai lavori” (magistrati, investigatori e giornalisti) non solo non risolve i problemi di equilibrio tra esigenze della giustizia, diritto all’informazione libera e protezione della privacy, ma ne crea di nuovi.
Comunque sia, la legge varata dal Parlamento può essere sbagliata o meno ma fa riflettere il fatto che la priorità dell’azione di governo sia fissata su questo argomento. Con una foga, una fretta e una passione che andrebbero invece destinate a ben altri obbiettivi. Perché è vero, come sostiene Silvio Berlusconi, che la maggioranza degli italiani – sondaggi alla mano – è favorevole a imbavagliare l’informazione; ma è altrettanto vero che il premier non ha evidentemente ordinato un sondaggio per scoprire se gli italiani vorrebbero vedere realizzata con più urgenza questa riforma o, ad esempio, quella fiscale. Se considerano una priorità impedire ai giornalisti di rendere pubbliche le telefonate della cricca che rideva dopo il terremoto de L’Aquila pregustando gli affari della ricostruzione, o sono prioritarie la definizione dei costi standard per realizzare il federalismo, la riforma della giustizia che consenta l’emissione di sentenze definitive entro uno o due anni come accade nel mondo civile anziché in 10-12 anni come avviene in Italia, la riforma elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i propri candidati e non quelli imposti dai vertici dei partiti.
L’elenco delle urgenze è lungo, inutile infierire: ed è difficile dubitare del fatto che la “questione intercettazioni” uscirebbe sconfitta da qualunque ballottaggio per decidere le priorità.
Un buon padre di famiglia, soprattutto in un momento di ristrettezze, è costretto a privilegiare le urgenze: prima il pane, poi – se ci sarà la possibilità – le brioches. Il Governo invece in questo caso ha abbandonato l’annunciata applicazione dei criteri del “buon padre di famiglia” nell’amministrazione. E si è messo a sfornare brioches, bruciacchiate e a caro prezzo. Ne valeva la pena?”

Caro direttore,
ho sempre apprezzato e condiviso i toni con cui ha manifestato le sue critiche verso alcune decisioni della nostra classe politica. Tuttavia non mi è piaciuto affatto come ha iniziato l’editoriale di domenica 13 giugno e provo a spiegarle il perchè. Io, che mi ritengo persona di “buon senso”, le chiedo di indicarmi almeno 5 chiare e limpide violazioni in materia di intercettazioni telefoniche e di non rispetto del segreto istruttorio avvenute negli ultimi 16 anni nel nostro paese; periodo che per senso civico e personale passione studio assiduamente da qualche anno. Me ne bastano 5 (la prima, quella del famoso sms della Falchi al marito gliela regalo io..), ma che riguardino tutte privati cittadini il cui operato ed eventuali illegalità non vadano a mettere a repentaglio l’interesse e la sicurezza pubblici, che il “buon senso” vuole siano sempre prioritari e sovrani alla pari del popolo. Le faccio due esempi che lei sicuramente conoscerà. Nel 2007 Strasburgo ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione. A Parigi due giornalisti erano stati puniti per aver scritto un libro in cui si raccontava il sistema di intercettazioni illegali messo in piedi dall’ex presidente Mitterand. Per la corte avevano sì violato il segreto istruttorio, ma vista la portata della notizia l’interesse dei cittadini a sapere era da considerare preminente. E qualcosa di analogo accadde nel 1971 negli Usa. Due giornali pubblicarono documenti coperti da segreto di Stato che dimostravano come il celebre incidente del Tonchino in seguito al quale, di fatto, comiciò la guerra del Vietnam fosse un falso. Allora la Corte Suprema disse che avevano tutto il diritto di farlo. Perché, spiegò l’ottuagenario giudice Hugo Black, “la stampa (dal punto di vista dei Padri fondatori) deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo”. E aggiungo direttore, che non è affatto vero che la maggioranza degli italiani, sondaggi alla mano, sia favorevole a limitare le intercettazioni e a imbavagliare l’informazione. Agli italiani onesti dovrebbe convenire che si facessero molte più intercettazioni di quante non se ne facciano ora (dai 15000 ai 25000 cittadini all’anno; lo 0,03%) per scoprire i delinquenti che succhiano sangue dagli onesti e quindi recuperare il “bottino” dei ladri. A meno che non si voglia considerare la maggioranza degli italiani composta da furbastri, evasori, delinquenti o comunque individui che hanno parecchie cose poco nitide da nascondere. Ma come ho sentito raccontare da un suo esimio collega giornalista, per una palese legge dell’economia, i ladri non possono superare gli onesti perchè se arrivano al 51% vuol dire che han cominciato a derubarsi tra di loro. E questa, caro direttore, è l’unica nota di ottimismo che ancora soffia sul nostro disgraziato paese.