VIVERE E MORIRE
di Matteo D’Agostino
VIVERE E MORIRE
E’ difficoltoso comprendere perchè la libertà e le persone libere creino benessere e, nonostante questo, si tenda a rincorrere costantemente la schiavitù delle false formalità e necessità quotidiane che schiacciano pian piano l’uomo nella sua solitudine rassegnata…
La libertà implica quell’apertura mentale che porta l’uomo a sfiorare i luoghi più alti dello spirito.
Ed è proprio in quei luoghi che si giunge a mettere davvero in discussione se stessi e la propria esistenza e quindi magari anche a soffrire, ma di una sofferenza grandiosa che si identifica con l’abbandono all’essere e al destino del suo accadere.
Questa vita bellissima ed assurda appare per un poco, ci allieta, ci turba e poi ci abbandona come non fossimo mai stati nulla.
E forse noi, le nostre individualità, siamo davvero frutto di una percezione ingannevole.
Cosa distingue il me stesso dal te?
E cosa distingue davvero me dal mondo che mi circonda?
Cosa fa di me qualcosa di differente rispetto all’albero e alla montagna che mi sta dinnanzi?
In questa storia naturale che prosegue da miliardi di anni e oltre che cos’è accaduto nel passaggio dalla non vita alla vita?
E c’è davvero un qualcosa di sostanziale che separa il vivente dal non vivente?
Questa volontà di sentirci separati dagli altri e dal mondo circostante che ci sta davanti è… appunto… volontà.
Non può pretendere di rappresentare la verità. Pensiamoci.
Eppure temiamo così tanto di perdere la nostra individualità vivente, che abbiamo fatto della morte una tragedia più o meno incosciente che ci turba costantemente, rendendoci fragili e timorosi, di conseguenza chiusi ed egoisti.
Soffriamo di una forma di dolore distruttivo che si genera dalla nostra volontà inesausta, perchè vogliamo controllare l’essere, vogliamo dominarlo (con il terrore continuo di vedercelo scivolare dalle mani) invece che scoprirlo ed abbandonarci con atto di amore autentico ad esso.
Ed in questa pretesa di conservare la nostra vita ci riduciamo in uno stato tale di paura di perderla da arrivare inconsciamente a volerci scordare di noi stessi per mezzo di distrazioni, piaceri materiali, divertimento esasperato, violenze, droghe.
Tutto per dimenticare la solitudine che costringe e lacera il nostro cuore.
Ma poi…
Capita a tutti di conoscere un istante di libertà
il balenare di un pensiero autentico.
la compagnia di una persona vera.
E ci sentiamo colti da sensazioni di stupita felicità interiore.
Perché?
Cosa ci trattiene tutti dal non essere schiavi?
Che abbiamo tutti quanti?
Proviamo a rimembrare un momento felice della nostra vita.
Un attimo, magari anche pochi minuti in cui ci siamo sentiti liberi e abbiamo percepito una vera armonia con il tutto, un amore globale che si insinuava nelle nostre membra e ci riappacificava con l’essere.
Ma dopo poco… siamo tornati all’insensibile apparente tranquillità del nostro impaurito egocentrismo quotidiano.
E abbiamo perso un’altra occasione.
Proviamoci allora.
La libertà non è una conquista che si fa da un giorno all’altro.
Si può vivere una vita più o meno autentica.
Più o meno aperta alla scoperta e all’amore.
Ma se restiamo nella situazione egoistica di chi pensa solo ai propri scopi materiali, non la proveremo mai.
Avremo sprecato un’occasione appunto.
Un’occasione non nostra.
Perchè, come si diceva, l’essere individuale separato è una pura illusione…
Non saremo noi ma sarà la VITA ad avere perso l’occasione.
Sarà l’ESSERE ad averla sciupata.
Quell’energia grandiosa che, dopo millenni di tensione, ha avuto modo di trovare una forma di autocoscienza nell’essere vivente e ancor più profondamente nell’uomo.
L’uomo, che è comunque identico all’essere stesso, non qualcosa di separato da esso…
Un uomo che purtroppo rischia di fallire nel suo compito essenziale, nel suo destino che corrisponde ad un autentico abbandono all’auto-osservazione, all’amore vero che non è altro che amore dell’essere per se stesso…
E preferisce invece distrarsi nelle proprie false esigenze quotidiane.
Distruggendo il senso del suo essere comparso nel mondo..
E vivendo una vita “non degna di essere vissuta”.
Riappropriamoci di noi stessi.
Riscopriamo il senso di noi stessi nella natura e nell’altro.
Tiriamo fuori il coraggio di vivere una vita di ricerca, di libero pensiero, di creativa
pienezza di spirito.
Costi quel che costi.
L’occasione è unica.
Per non rassegnarci ad una “non vita” di comodo e socialmente apprezzato conformismo, educazione sociale, distrazione, piacere, frustrazione, disperazione, morte.
Viviamo il nostro essere senza volerlo acciuffare…
Respiriamo…
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Matteo (vivere e morire)
Non morirò
se per caso dovessi morire cercate di avvertirmi
se non dovessi comprendervi
ammazzatemi pure











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