Simoncelli e la morte
di Matteo D’Agostino
Simoncelli e la morte
La notizia circola da pochi minuti, Simoncelli è morto sul colpo a seguito di un incidente.
Siamo tutti incollati al televisore a guardare e riguardare le immagini esterefatti.
Incredibile, Simoncelli è morto a 24 anni… da un momento all’altro… impensabile.
Oppure no.
Ad un certo punto, nel via vai dei commenti che si accavallano, ascolto un cronista sportivo affermare una cosa a prima vista lampante: tutti i motociclisti sanno benissimo che il rischio della morte per loro è costante, ma corrono nascondendo a se stessi questo pensiero.
Ineccepibile.
Chi può dargli torto?
Eppure, se ci pensiamo più a fondo, qui non si tratta solo di motociclisti o altri sportivi. Qui si tratta dell’uomo in generale.
Quanto abili siamo a nascondere a noi stessi la mortalità nostra e dei nostri cari? Quante volte al giorno pensiamo al fatto che la morte potrebbe sopraggiungere anche adesso?
Eppure, come disse qualche secolo fa Guicciardini, “la morte ci apparisce ad ogni ora”.
Quante volte abbiamo almeno il coraggio di parlare della morte?
Quante volte abbiamo il coraggio di pensarci lucidamente…
Mi è capitato spesso di essere interrotto mentre affrontavo il tema della morte. Sembra peccato. Sembra ci sia qualcosa di cui vergognarsi nel parlare della morte.
Abbiamo vergogna della morte.
Cioè abbiamo vergogna di noi stessi in quanto mortali.
“Mortali” appunto, la parola più frequentemente usata dagli antichi greci per designare noi umani. Loro si, i greci, in grado di guardare in faccia la morte.
Io ci penso spesso e non da ora. Ci penso ogni giorno e non me ne vergogno minimamente, nè temo questo pensiero.
Ultimamente ad esempio ci penso mentre prendo in braccio Maia alla sera, al rientro dal lavoro e la guardo negli occhi ricoprendola di baci, sentendo che non sarà per sempre, perché sicuramente prima o poi i nostri sguardi, che da così poco tempo si sono incontrati, dovranno pur separarsi.
E’ così l’esistenza e non me ne rammarico.
Potrebbe essere fra cinquant’anni oppure fra cinque minuti e il fatto di saperlo, di dirlo coscientemente a me stesso, mi consente di amare doppiamente la mia piccola Maia. Di vivere in un certo senso due volte quegli attimi meravigliosi in cui lei mi guarda e sorride lasciando cadere il ciuccio, emozionata per il mio rientro a casa.
Credo che nulla quanto la consapevolezza della morte consenta di comprendere la grandezza dell’amore.
Perché probabilmente anche la morte è frutto di amore, quell’amore che trascina la natura in modo cieco e inesorabile.
Eros, la volontà assoluta che corrisponde a quello sforzo dell’essere di donarsi in ogni istante e alla fine dei tempi, magari, di richiudersi in se stesso e di svanire.
E allora il tragico destino di dover vivere ogni giorno pur essendo coscienti di dover morire, si rivela un destino di gioia. La gioia che consiste nel lasciarsi vivere senza imporre la propria visuale umana finita ed effimera sulla prospettiva dell’assoluto che ci sovrasta e di cui siamo parte.
Senza bisogno di alcun dio dell’oltretomba né di tanti paradisi ed inferni o di tanti “vissero felici e contenti”, potremmo semplicemente accettare l’umanissimo “non sapere” che ci è proprio (checché ne dicano religioni e favole di ogni tipo) e cominciare a vivere in semplicità, all’interno di questa eccitante rincorsa verso il nulla.
E cominciamo sin d’ora a godere di questo nulla. L’essere e il nulla sono tutt’uno così come l’amore e la morte, mentre la nostra individualità egoistica non è che pura illusione e volontà di isolamento dal resto dell’essere, che, nonostante tutti i nostri sforzi, ci riassorbe, volenti o nolenti, perché ne siamo parte imprescindibile, come la foglia dell’albero e il sasso del monte.
Accettiamo questo insensato e gioioso destino e giochiamoci un po’ assieme.
Giocare e morire.
Per non sprecare tempo e per non “temporeggiare aspettando la morte”(rif.D’Ago 1998…).
2 Comments to “Simoncelli e la morte”
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By DESTRO GIOVANNI, 10/28/2011 @ 10:26 am
complimenti ,le tue parole hanno colpito anche me
By lussy, 10/30/2011 @ 12:17 am
Volenti o nolenti, tutti, prima o poi, siamo chiamati
a dover fare i conti con la morte ..purtroppo!!!!
Non voluta non cercata ma è arrivata a portarci via i nostri affetti più cari…
Tanti giovani ogni giorno, sul lavoro ,sulle strade ci lasciano la vita …
non sono nessuno e nessuno ne parla ..perchè??!!!!